Corte di Cassazione, illegittimo l’atto sottoscritto dal funzionario prima dei 60 giorni

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La Suprema Corte con Ordinanza n. 17202 pubblicata il 12 luglio 2017, rigetta il ricorso presentato dall’ Agenzia delle Entrate e ribadisce il principio secondo il quale “l’atto impositivo sottoscritto dal funzionario dell’Ufficio – vale a dire “emanato” – in data anteriore alla scadenza del termine di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, è illegittimo, per violazione della disciplina del contraddittorio procedimentale, ancorché la relativa notifica al contribuente sia stata effettuata dopo tale scadenza (Sez. 6-5, n. 5361 del 17/03/2016)”

In sintesi, l’ avviso di accertamento “emesso” ( ovvero sottoscritto dal funzionario ) prima di 60 giorni dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni è illegittimo, seppur notificato oltre i 60 giorni, a prescindere dalla concreta lesione del diritto di difesa del contribuente.

La Corte di Cassazione è giunta alla predetta decisione di legittimità “per due ordini di considerazioni. In primo luogo perché la notificazione è una mera condizione di efficacia, e non un elemento costitutivo, dell’atto amministrativo di imposizione tributaria sicché, quando l’atto impositivo viene notificato, o comunque portato a conoscenza del destinatario, esso è già esistente e perfetto, il che significa che è già stato “emanato”… In secondo luogo, perché la norma in esame tende a garantire il contraddittorio procedimentale, ossia a consentire al contribuente di far valere le proprie ragioni nel momento stesso in cui la volontà impositiva si forma quando l’atto impositivo è ancora in fieri”.